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CAFFÈ E ANZIANI, POCHE TAZZE AL GIORNO PER UNA MENTE PIÙ FRESCA

(Fonte: Bollettino d’informazione sui farmaci – Anno XIV – N. 4 2007)

Il consumo di caffeina è stato associato ad un rischio inferiore di malattia di Alzheimer

Il caffè rappresenta, insieme all’acqua e al tè, una delle bevande più consumate al mondo. Gran parte degli occidentali inizia la loro giornata con una tazza di caffè.
Grazie al contenuto di caffeina, il caffè è un noto stimolante [1], e migliora la funzione cognitiva [2]. Oltre a questi effetti a breve termine, la caffeina può avere anche effetti benefici a lungo termine sulla funzione cerebrale [3]. Sebbene alcuni studi presentino risultati inconsistenti circa l’effetto della caffeina sulla funzione cognitiva [4], vi sono in letteratura studi cross‑sectional che, al contrario, forniscono evidenze a sostegno dell’associazione tra il consumo di caffeina [5], o di caffè [6], e il miglioramento della funzione cognitiva. Una possibile spiegazione potrebbe essere che la caffeina entra in circolo nel sangue e agisce quale antagonista dei recettori dell’adenosina A2a nel cervello, che di conseguenza stimola i neuroni colinergici [1].
Questi neuroni proteggono contro la neurotossicità indotta da ß‑amiloidi, che sono precursori del declino cognitivo [7]. Se il consumo di caffè ritarda effettivamente il declino cognitivo, ciò ha delle forti implicazioni di salute pubblica dato che il declino cognitivo è molto comune negli anziani.
A questo proposito, uno studio europeo, al quale ha preso parte anche l’Istituto Superiore di Sanità, ha analizzato, nel corso di 10 anni, l’associazione tra consumo di Caffè e declino cognitivo negli uomini anziani di Finlandia, Italia e Paesi Bassi. Si tratta dello studio di coorte prospettico FINE [8] (Finland, Italy, and the Netherlands Elderly), di cui presentiamo una sintesi.
L’analisi è stata condotta seguendo per 10 anni 676 uomini sani nati tra il 1900 e il 1920 provenienti da Finlandia, Italia, e Olanda. Gli esami sono stati effettuati tra il 1990 e il 2000. Si trattava dei sopravissuti della coorte del Seven Counties Study esaminata per la prima volta nel 1960 che all’epoca era costituita da persone di età compresa tra 40 e 59 anni. La funzione cognitiva è stata valutata utilizzando il test Mini-Mental State Examination.
Il punteggio assegnato variava da 0 a 30 punti; il punteggio più alto indicava una migliore capacità cognitiva. Il consumo di caffè è stato stimato in tazze per giorno. È stato impiegato un modello longitudinale misto per studiare l’associazione tra consumo di caffè alla linea di base e il declino cognitivo nel corso di 10 anni. Sono stati fatti aggiustamenti multipli. I modelli sono stati aggiustati per le possibili variabili di confondimento: età, nazione di provenienza, educazione, fumo, alcol e attività fisica.
La tabella I mostra le caratteristiche di consumatori e non consumatori di caffè in Finlandia, Italia e Paesi Bassi. Nel complesso, non ci sono differenze sostanziali tra le caratteristiche dei consumatori e dei non consumatori dei tre diversi paesi. Tuttavia, si nota che i consumatori di caffè italiani tendono ad essere fisicamente più attivi rispetto ai non consumatori italiani (tabella I).
Alla linea base, aggiustando per i possibili confondenti, la funzione cognitiva non variava tra coloro che consumavano e coloro che non consumavano caffè. Tuttavia, nel corso di 10 anni, gli uomini che consumavano caffè presentavano un declino cognitivo di 1.2 punti e gli uomini che non consumavano caffè presentavano un declino addizionale di 1.4 punti (P<0,001). È stata osservata anche l’associazione tra il numero di tazze di caffè consumate e il declino cognitivo (tabella II): il minore declino è stato osservato con un consumo di 3 tazze di caffè al giorno (0.6 punti). Questo declino è stato 4.3 volte inferiore rispetto al declino dei non consumatori (P<0,001) (tabella II).
Il caffè è una delle maggiori fonti di caffeina: una tazza di caffè ne contiene circa 85 mg, quasi due volte la caffeina contenuta nel tè (circa 45 mg). La caffeina sembra essere il principale componente del caffè responsabile dell’associazione inversa tra consumo di caffè e declino cognitivo. Il consumo di caffeina è stato associato ad un rischio inferiore di malattia d’Alzheimer [3] e può migliorare le funzioni cognitive come memoria, apprendimento, controllo e stato d’animo.

Tabella I ‑ Caratteristiche selezionate della popolazione in studio alla linea di base, stratificate per paese e consumo di caffè (n=676)

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Tabella II ‑ Caratteristiche della popolazione in studio secondo categorie di consumo di caffè

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Oltre alla caffeina, il caffè contiene molte altre sostanze, come il magnesio e gli acidi fenolici, dei quali l’acido clorogenico è quello presente in maggiore quantità [9]. Il consumo di caffè aumenta le proprietà antiossidanti nel plasma [10, 11], le quali forniscono un effetto protettivo contro i radicali liberi che causano danni ossidativi ai neuroni [12].

Conclusioni
Lo studio mostra che negli anziani il consumo di caffè è stato associato ad un declino cognitivo inferiore rispetto ai non consumatori. Consumare 3 tazze di caffè per giorno corrisponde al declino cognitivo minore. Dati il consumo mondiale di caffè, l’aumento della popolazione anziana e il declino cognitivo ad essa associato, i risultati dello studio potrebbero avere importanti implicazioni di salute pubblica se confermate da ulteriori studi prospettici.

Bibliografia

  1. Fredholm BB, Battig K, Holmen J, Nehliq A, Zvartau EE: Actions of caffeine in the brain with special reference to factors that contribute to its widespread use. Pharmacol Rev 1999; 51: 83‑133.
  2. Liebermann HR, Tharion WJ, Shukitt‑Hale B, Speckman KL, Tulley R: Effects of caffeine, sleep loss, and stress on cognitive performance and mood during US Navy SEAL training. Sea‑Air‑Land. Psychopharmacoloqy 2002; 164: 250‑61.
  3. Maia L, de Mendonca A: Does caffeine intake protect from Alzheimer’s disease? Eur J Neurol 2002; 9: 377‑82.
  4. Smith A: Effects of caffeine on human behaviour. Food Chem Toxicol 2002; 40: 1243‑55.
  5. Riedel WJ, Jolles J: Cognition enhancers in age‑related cognitive decline. Drugs Aging 1996; 8: 245‑74.
  6. Jarvis MJ: Does caffeine intake enhance absolute levels of cognitive performance? Psychopharmacoloqy 1993; 110: 45‑52.
  7. Dall’lqna OP, Porciundula LO, Souza DO, Cunha RA, Lara DR: Neuroprotection by caffeine and adenosine A2a receptor blockade of beta-amyloid neurotoxicity. Br J Pharmacol 2003; 138: 1207‑9.
  8. van Gelder BM, Buijsse B, Tijhuis M, et al: Coffee consumption is inversely associated with cognitive decline in elderly European men: the FINE Study. Eur J Clin Nutr 2007; 61: 226‑32.
  9. Nardini M, Cirillo E, Natella F, Scaccini C: Absorption of phenolic acid in humans after coffee consumption. J Agric Food Chem 2002; 5O: 5735‑41.
  10. Natella F, Nardini M, Giannetti I, Dattilo C, Scaccini C: Coffee drinking influences plasma antioxidant capacity in humans. J Agric Food Chem 2002; 50: 6211‑6.
  11. Svilaas A, Sakhi AK, Andersen LF, et al: Intakes of antioxidants in coffee, wine, and vegelables are correla­ted with plasma carotenoids in humans. J Nutr 2004; 134: 562‑7.
  12. Christen Y: Oxidative stress and Alzheimer disease. Am J Clin Nutr 2000; 71: 621S‑9S.

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