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DAL CONGRESSO SINU 2008 UN SÌ PIENO PER IL CAFFÈ AGLI ANZIANI

Sì al consumo moderato, con o senza caffeina: il caffè è un toccasana per gli anziani, soprattutto per quelli che della bevanda fanno uso da sempre. Sono i suoi molteplici costituenti, polifenoli e caffeina, a decretarne l’effetto positivo sulla salute nella terza età. E del resto numerosi studi epidemiologici dimostrano in assoluto l’assenza di relazione fra consumo di caffè e mortalità in generale. Questo quanto emerso durante il Congresso SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana) “Invecchiamento e longevità: evidenza in campo nutrizionale” che ha avuto luogo a Roma l’11 e il 12 dicembre 2008.

Interessante l’approccio scientifico INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione) che auspica e prospetta uno studio sulle molecole bioattive del caffè (tra cui i polifenoli appunto) dopo l’ingestione della bevanda.
Ciò per evidenziare quali siano i cambiamenti metabolici indotti e quali siano i meccanismi “genetici” attraverso cui tali cambiamenti avvengano. Bere caffè significa aumentare la concentrazione plasmatica di acido caffeico (un polifenolo) e di conseguenza aumentare la capacità antiossidante totale del plasma, ma anche diminuire l’aggregazione piastrinica e modulare l’espressione genica.
Quando poi si tratta di consumo protratto nel tempo, valutato come numero di tazze/die, l’ingestione di caffè (anche per il suo contenuto in caffeina) promette miglioramenti nei test cognitivi e, ancor meglio, è proprio l’assunzione abituale di caffè che protegge dall’insorgenza di Parkinson e di Alzheimer e dall’insorgenza del diabete di tipo 2 (frequente in età avanzata). E ancora: il caffè, proprio per le sue componenti antiossidative, è protettivo rispetto alla cellula epatica, tutelando dal danno di cirrosi alcoolica e non alcoolica fino a prevenire l’eventuale esordio di carcinoma epatico. Nulla da eccepire poi se si parla di pressione: la tazzina post-prandiale è l’ideale per contrastare il fastidioso calo pressorio del dopo pasto, così frequente negli anziani.
(Approfondimenti in merito, oltre che aggiornamenti scientifici sul tema, nelle varie patologie e differenti momenti fisiologici, sono reperibili sul nuovo sito www.caffemedicina.it, interamente dedicato ai professionisti della salute)

80 milligrammi di caffeina, tale è il contenuto medio di una tazzina di caffè all’italiana prodotta con la Moka.
Di fronte a questo dato sorgono ovvie domande sull’interazione caffè/caffeina e salute alle quali la ricerca scientifica, ha, soprattutto nell’ultimo ventennio, cercato di dare risposte.

CONTENUTO MEDIO STIMATO DI CAFFEINA IN ALCUNE BEVANDE E ALIMENTI
Bevanda a base di cola – 35-50 mg per lattina
Caffè americano – 115-120 mg per tazza (c.ca 150-200 cc)
Decaffeinato – < 5 mg per tazzina
Espresso – Fino a 40 mg per tazzina
Moka – Fino a 80 mg per tazzina
Istantaneo – 65-100 mg per tazzina
Istantaneo decaffeinato – < 5 mg per tazzina
Cappuccino – 70-80 mg per tazza (c.ca 120 cc)
Cioccolata (barretta di 60 g) – 30-40 mg
– 40-50 mg per tazza (c.ca 120 cc)
(Fonte Coffee Science Information Centre)

Puntuali e positive, le ricerche hanno ormai sfatato il luogo comune che bere caffè fa male, ma, ancora oggi si nota confusione causata sia dall’avventatezza con cui si interpretano i dati scientifici sia dai sistemi di ricerca assai differenti fra loro.

Effetti sull’organismo della Caffeina e degli altri componenti il Caffè

Melanoidine
Le melanoidine del caffè grazie alla incorporazione nella loro struttura di notevoli quantità di acido clorogenico esercitano una potente azione antiossidante la cui conseguenza si ripercuote positivamente su una serie di attività biologiche tra cui quella antibatterica e antimutagenica che possono considerarsi benefiche per il tessuto intestinale e per l’intero organismo con una diminuzione del rischio di malattie degenerative e un’attività protettiva nei riguardi delle patologie cronico-degenerative. (fonte INRAN e Università “Federico II” di Napoli).
Niacina (Vit. PP)
Componente essenziale dei coenzima trasportatori di idrogeno (NAD e NADP) che presiedono a funzioni biochimiche fondamentali per la normale integrità tissutale (cute), nel tratto gastroenterico e nel sistema nervoso. L’acido nicotinico esercita due importanti azioni farmacologiche: Vasodilatazione periferica e abbassamento del colesterolo sierico.
Potassio
Interviene nella trasmissione nervosa e nella regolazione dell’equilibrio acido-base e del bilancio idrosalino.
Metilxantine
Le metilxantine presenti nel caffè sono: la caffeina, la teofillina, la teobromina.

Eccone i principali effetti farmacologici delle Metilxantine del Caffè:

  • Cardiovascolare
    – Cuore: Ionotropico/cronotropico positivo
  • Vascolarizzazione
    – Coronarie: Dilatazione
    – Renale: Dilatazione
    – Periferica: Dilatazione
    – Centrale: Costrizione
  • Respiratorio
    Broncodilatazione
    Stimolazione della respirazione
  • Renale
    Diuresi
    Stimolazione del rilascio di renina
  • Gastrointestinale
    Stimolazione della secrezione gastrica
  • Muscolatura liscia
    Rilassamento
  • Adiposo
    Stimolazione della lipolisi
  • Piastrinico
    Inibizione dell’aggregazione
  • Nervoso centrale
    Stimolazione

(Fonte: Caffeine, Coffee and Health edited by S. Garattini – Ist. Farmacologico M. Negri)

La caffeina ha quindi funzioni farmacologiche, ma alle dosi comunemente consumate con il caffè ha effetti assai modesti. Per avere effetti farmacologici tipici bisogna consumare dosi molto elevate in un tempo ristretto (300 mg di caffeina/da 4 a 6 caffè all’italiana in un’unica dose) data la breve emivita della caffeina (4 mg/Kg di peso corporeo = emivita di 2.5-4.5 ore).

EFFETTI DEL CAFFÈ

Funzioni metaboliche: Non aumenta il colesterolo ematico, non incrementa le LDL. Incrementa la termogenesi. Previene dal Diabete II.
Sistema cardiovascolare: non vi sono associazioni tra consumo e ictus, malattia coronaria. Non incide sul rialzo pressorio se non nell’immediato con somministrazione acuta.
Apparato urinario: ha effetti diuretici; stimola il rilascio di renina; non è associato al cancro al rene.
Sistema nervoso: variabile individuale. Favorisce lo stato di allerta e le performance cerebrali. Protettivo nei confronti della malattia di Parkinson e Alzheimer.
Apparato gastrointestinale: digestivo; previene da CCR; cancro esofageo, gastrico; stimola l’attività propulsiva del colon.
Funzioni epatobiliari: previene da Cirrosi epatica e epatocarcinoma; stimola la cistifellea; previene i calcoli biliari. Da evitare solo se già in presenza di calcolosi.
Apparato muscolo scheletrico: stimolatore della performance fisica.

Il decaffeinato non è mai sconsigliato
Il caffè decaffeinato, fatto salvo la esigua quantità di caffeina che quindi ha minor effetto su sistemi, apparati, etc., mantiene buona parte delle qualità benefiche del caffè. La recente accusa di provocare un rialzo colesterolemico e quindi di annoverarlo fra i possibili fattori di rischio per le malattie cardiache è stato sfatato dalla comunità scientifica tra cui INRAN e Nutrition Foundation of Italy perché non è emerso – nei consumatori di decaffeinato – alcun incremento della colesterolemia. A supporto una valutazione di ben 8 studi (American Journal of Epidemiology 2001) che conclude negando qualunque differenza tra gli effetti sui lipidi e sulle lipoproteine plasmatiche del caffè normale e del decaffeinato, ma escludono differenze sia sulla colesterolemia, che sulla trigliceridemia e sui valori del colesterolo HDL o dell’apo B.

Gravidanza e Allattamento: Per quanto relativo la Gravidanza si sottolinea che la diminuzione di consumo di caffè avviene naturalmente nella buona parte dei casi ed è conseguente alle nausee. Il recente studio condotto dal Dott. Fabio Parazzini (Ist. Farmacologico Mario Negri) “Consumo di Caffè in gravidanza e rischio di nascite pretermine” e pubblicato su European Journal Clinical Nutrition, Feb, 59(2): 299-301, esclude una associazione tra assunzione di caffè e rischio di ritardo di crescita intrauterina e parto pre-termine. Resta comunque confermato che il consumo di alimenti nervini in gravidanza e anche durante l’allattamento va controllato in quanto gli alcaloidi sono escreti con il latte materno e possono generare irritabilità. Si suggerisce pertanto l’utilizzo di prodotti decaffeinati.
Anziani: se non vi sono controindicazioni legate ad ipertensione o altre patologie, il caffè può essere consumato in moderate quantità.
Sportivi: non vi sono controindicazioni di sorta ma anzi il caffè stimola la performance fisica.
Bambini: l’emivita della caffeina resta identica a qualunque età. Pertanto è da valutarsi il consumo di qualunque prodotto contenente tale alcaloide. Per quanto sopra provoca meno problemi una tazza di latte macchiato con caffè rispetto a bevande tipo cola.

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