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EMICRANIA E ANORESSIA, STESSA ORIGINE?

Antonio Caperna

(tratto da: La Repubblica Salute – Giugno 2008)

Immagine tratta da: http://www.inerboristeria.com/emicrania.html

Dal convegno dell’Associazione Ricerca sulle Cefalee, un’ipotesi: disfunzione nelle medesime aree cerebrali?

La disfunzione delle medesime aree cerebrali alla base del legame tra i disturbi del comportamento e gli attacchi di emicrania. È l’affascinante ipotesi, presentata al III Congresso Nazionale A.N.I.R.CEF. (Associazione Neurologica Italiana per la Ricerca sulle Cefalee) “Le Comorbilità e la Farmacoresistenza nelle Cefalee. Attualità e prospettive” che si è tenuto recentemente a Taormina. Due studi dimostrerebbero una comorbilità nascosta tra le due patologie.
Nelle donne anoressiche e bulimiche la percentuale di emicraniche è significativamente più elevata rispetto alla popolazione normale; il 75-83.5 % delle anoressiche e bulimiche soffre anche di emicrania, contro il 12,5% delle coetanee che non hanno problemi con il cibo. Inoltre nella maggior parte dei casi (68,1%) i primi sintomi del disturbo alimentare coincidono con i primi attacchi di emicrania o addirittura li precedono.
Questi dati, emersi a Taormina, sono stati presentati in occasione del X congresso dell’Ansisa (Associazione nazionale specialisti in scienze dell’alimentazione), che si è tenuto a Vicenza. Roberto Ostuzzi, presidente Ansisa, ha infatti collaborato con Giovanni D’Andrea, presidente Anircef, nella realizzazione della ricerca.
“Il secondo studio invece ha valutato il profilo biochimico, scoprendo simili disordini nelle due categorie. L’ipotesi che l’emicrania possa favorire l’insorgenza dei disturbi alimentari è confortata anche dal riscontro in entrambe le patologie di una disfunzione delle stesse aree cerebrali: ipotalamo, corteccia limbica e amigdala”, spiega D’Andrea, “Proprio in queste zone si concentrano infatti particolari recettori denominati “tars” (trace amine receptors), ai quali si legano le cosiddette amine elusive, così chiamate perché erano sempre sfuggite a ogni indagine di laboratorio. Dosando queste sostanze e le catecolamine nel plasma e nelle piastrine, abbiamo registrato concentrazioni alterate rispetto a chi non soffre delle due patologie”. Dallo studio, infatti, emerge che la dopamina è aumentata nelle emicraniche e moltissimo in chi soffre di disturbi alimentari. Parimenti accade per la tiramina, mentre la noradrenalina diminuisce per entrambe.
“Un discorso diverso invece va fatto per l’octoparmina, che si innalza in chi soffre di emicrania, ed ha concentrazioni normali nelle anoressiche mentre è bassa nelle bulimiche” analizza l’esperto. “Questa sostanza, oltre ad essere un neuro modulatore, è anche importante per il metabolismo dei lipidi: quando la sua concentrazione diminuisce, aumenta la massa grassa del soggetto”, chiarisce D’Andrea.
Alla base dell’emicrania quindi vi sarebbe un disordine omeostatico delle sinapsi nervose, cioè del giusto equilibrio tra neurotrasmettitori e neuro modulatori, che nel soggetto normale permettono la corretta trasmissione delle informazioni. “Questa distorsione a livello sinaptico è ancor più accentuata nei centri nervosi delle persone che soffrono di anoressia o bulimia”, conclude D’Andrea, “quindi, secondo la nostra ipotesi, i disturbi alimentari dipenderebbero dall’anomala attivazione di questi circuiti”.

GENI, RELAZIONI E PSICOLOGIA

Da cosa nasce un disordine alimentare? La risposta degli esperti, finora, è legata al concetto di multifattorialità. Così il Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto Superiore della Sanità lo descrive: “malattia complessa, risultante dall’interazione di molteplici fattori biologici, genetici, ambientali, sociali, psicologici e psichiatrici; c’è comunque da parte del paziente una ossessiva sopravvalutazione dell’importanza della propria forma fisica, del proprio peso e corpo e una necessità di stabilire un controllo su di esso … Si evidenziano, oltre a una componente di familiarità (studi trans-generazionali e sui gemelli hanno dimostrato che i disordini alimentari si manifestano con più probabilità tra i parenti di una persona già malata, soprattutto se si tratta della madre), l’influenza negativa da parte di altri componenti familiari e sociali …”. Questi disturbi “possono anche dipendere da situazioni particolarmente traumatiche: violenze sessuali, comportamenti abusivi, drammi familiari”.

EPIDEMIOLOGIA

Cibo, problemi per un milione di donne
Oltre un milione di donne Italiane è alle prese con seri problemi di alimentazione. È l’allarme lanciato a Vicenza, in occasione del X Congresso Nazionale ANSISA. “I dati epidemiologici ci dicono che In Italia, come negli altri paesi occidentali, Anoressia e Bulimia rappresentano un problema sociale e sanitario di grande rilevanza “, afferma Roberto Ostuzzi, Presidente del Congresso e di ANSISA, “Se è vero che le donne sono le più colpite e che il 20-30% di loro va incontro a una cronicizzazione, è preoccupante anche la crescita del numero di maschi che hanno un rapporto difficile con l’alimentazione”. La valorizzazione della magrezza quale mezzo di affermazione sociale, Il mito del successo, le elevate richiesta di performance, il timore del giudizio altrui, la necessità di sentirsi accettati sono solo alcuni di quei fattori che giocano un ruolo cardine nell’insorgenza di patologie legate all’alimentazione.

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