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NUTRIZIONE E CERVELLO

Tra i molti valori nutritivi evidenziati nel gruppo alimentare delle carni e prodotti trasformati (salumi), il contenuto in vitamina B12 rappresenta un valore aggiunto.
Infatti, la carne fresca e i suoi derivati ne contengono una quota cospicua e tutta biodisponibile. I vegetali, in pratica, ne sono quasi privi e la specie umana non è in grado di sintetizzarla.
Quindi, eccettuata la piccola quota prodotta dalla flora batterica intestinale, per immagazzinarla nel fegato in quantità che coprano le esigenze contingenti e una esigua riserva, non c’è altra possibilità se non quella di “mangiarla”.
In ogni caso, in condizioni di salute per soddisfare i fabbisogni (LARN – Livelli d’assunzione Raccomandati di Nutrienti per la popolazione Italiana) della B12, si raccomanda l’assunzione alimentare quotidiana di 2 mg.

Micronutrienti piuttosto intelligenti
Il ruolo della B12 è stato recentemente indagato in relazione alla demenza di Alzheimer, sia per la sua azione antiossidante, sia per gli ormai accertati effetti sulle capacità cognitive. Malaguarnera e colleghi, del Dipartimento di Medicina Interna dell’Università di Catania, hanno analizzato i livelli plasmatici di omocisteina, folato e B12 nella demenza vascolare e nell’Alzheimer.
I risultati di questo studio, pubblicato nel 2004, mostrano un andamento simile nelle due patologie per omocisteina (più elevata nei malati) e folato (scarso nei pazienti), mentre i livelli di B12 risultano inferiori alla norma solo nei soggetti con Alzheimer.
Gli autori ne deducono che probabilmente la degenerazione di base, danneggiando i neuroni, induce un deficit funzionale della vitamina, non correggibile con farmaci o integratori in quanto i neuroni lesionati non sono in grado di utilizzare la vitamina di sintesi.
Un altro filone sperimentale tra i più accreditati, è quello, meno recente, nato da un gruppo di ricercatori olandesi, che ha seguito nel tempo (1985 – 2000) lo stato nutrizionale di una coorte di neonati educati sin dallo svezzamento con un regime vegetariano stretto. I risultati hanno confermato che un deficit della B12, dovuto al regime vegetariano, compromette significativamente la capacità di formulare un pensiero astratto e anche la capacità di orientamento spaziale. E questi danni permangono anche nell’adolescenza, addirittura nei ragazzi che hanno poi scelto una dieta onnivora.

Ai confini delle anemie
In relazione alle note connessioni metaboliche tra la B12 e i folati, anemia perniciosa a parte, studi più recenti, mostrano come l’omocisteina (intermedio metabolico dei folati) sembra implicata nella eziopatogenesi delle cardiovasculopatie aterosclerotiche.
In proposito, esistono molte evidenze sperimentali che confermano come, somministrando vitamina B12 e folati, si possano ridurre i livelli plasmatici di omocisteina e quindi intervenire nella prevenzione dell’aterosclerosi.

In conclusione, sono molteplici i motivi per garantirsi un giusto apporto di vitamina B12, consumando la carne e tutti i suoi prodotti di trasformazione, che la contengono in abbondanza.

APPROFONDIMENTI:

Carni e salumi tra nutrizione e cultura: quali novità?
Clin Chem Lab Med. 2004;42(9):1032-5 (Malaguarnera et al.)
Da dica33 la banca dati degli alimenti

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