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TORNA ALLA RIBALTA LA QUESTIONE SUI CERTIFICATI MEDICI PER ATTIVITÀ SPORTIVA NON AGONISTICA. UN OBBLIGO, AMPIAMENTE DIBATTUTO NEI MESI SCORSI, CHE DOVRÀ ESSERE REGOLATO DA LINEE GUIDA PER EVITARE CHE LA MATERIA SI COMPLICHI ANCORA DI PIÙ

14 Novembre 2013 – Dopo la cancellazione, con il cosiddetto “Dl Fare”, dell’obbligo di effettuare un elettrocardiogramma di screening per l’attività sportiva non agonistica, reso obbligatorio invece dal precedente dl Balduzzi, sarà ora la federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) a dirimere la questione con delle linee guida, stabilendo se questo esame di screening vada fatto o meno. Lo staff, composto da associazioni professionali di soggetti certificatori e società scientifiche coinvolte, è al lavoro e, salvo rinvii, entro la fine di novembre proporrà un testo da presentare al Css e quindi al Ministero per l’approvazione definitiva. Ma sul fronte certificati sportivi c’è da registrare anche l’intervento della politica su un argomento che appare sempre più scottante e che vede a volte scontrarsi medici, atleti e proprietari di palestre. Come abbiamo pubblicato, il 30 ottobre scorso è stato emanato un decreto con ulteriori precisazioni: “i certificati devono essere rilasciati “dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta, relativamente ai propri assistiti, o dal medico specialista in medicina dello sport ovvero dai medici della Federazione medico- sportiva italiana del Coni”. Per il rilascio del documento, i “medici si avvalgono dell’esame clinico degli accertamenti incluso l’elettrocardiogramma, secondo linee guida approvate con decreto del Ministro della salute, su proposta della Federazione nazionale degli ordini dei medici-chirurghi e degli odontoiatri, sentito il Consiglio superiore di sanità. Dall’attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. Tuttavia lo scorso 8 novembre il deputato del Pd Filippo Fossati in una sua interpellanza ha rilevato una disparità di trattamento tra soggetti riconosciuti o meno come sportivi del Coni. Secondo il parlamentare non si capisce per quale motivo se l’attività sportiva, ritenuta ad alto impatto cardiovascolare, se organizzata da un soggetto non riconosciuto dal Coni non richiede alcuna valutazione da parte del medico. Se invece la stessa attività è organizzata da un’associazione sportiva occorre un’accurata certificazione con tanto di accertamenti diagnostici. Il sottosegretario alla Salute Paolo Fadda conferma, nella sua risposta, la necessità di avvalersi di linee guida, ammettendo però che ci sono evidenti difficoltà interpretative anche a causa del susseguirsi di disposizioni in materia in tempi ravvicinati. Fadda annuncia l’attivazione di un tavolo di confronto per dare una risposta concreta ai dubbi dei certificatori e se occorrerà, si potrà procedere ad un’ulteriore rivisitazione della normativa per dare una riposta al mondo dello sport e della medicina.

Commento del dottor Sergio Lupo (fondatore e responsabile di SPORT&MEDICINA):
Il problema è far capire a chi pratica sport che un controllo medico periodico deve essere effettuato per salvaguardare la propria salute e deve essere eseguito da uno specialista in Medicina dello Sport che conosce la fisiologia dello sport ed i rischi che si possono correre con attività non corrette o eccessivamente pesanti: un ginecologo, un fisiatra, un internista, uno pneumologo ecc. sono in grado di valutare uno sportivo? Se così fosse perché esiste la specializzazione (quattro anni post-laurea!) in Medicina dello Sport?
Tutte le diatribe sulle tipologie di attività fisica svolta (ludico-motoria, non agonistica scolastica, non agonistica di federazione sportiva, ad elevato impegno cardiovascolare …) o su chi organizza l’attività stessa lasciano poi il tempo che trovano: chi corre 3 volte a settimana in un parco fa qualcosa di diverso da chi corre, con lo stesso impegno, ma con un tesseramento ad una federazione o ad un ente di promozione sportiva?

Dottor Sergio Lupo
Specialista in Medicina dello Sport

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