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VACCINI: BUONI O “CATTIVI”?

di Maria Cristina Valsecchi
(articolo tratto da “io e il mio bambino” – Marzo 2014)

Servono a proteggere il bebè da molte malattie, anche gravi. Eppure i dubbi delle mamme restano numerosi, a partire dalla loro reale efficacia fino alle garanzie di sicurezza. Ecco il parere degli esperti.

Vale la pena di sottoporre un bimbo sano ad un atto che può comportare rischi? E questi pericoli sono davvero inferiori ai benefici dell’immunizzazione? Oggi, in Italia, il rischio che un bambino subisca danni gravi o addirittura perda la vita a causa di una malattia infettiva è così remoto da apparire come un’eventualità astratta. Ecco perché i genitori chiedono un’informazione chiara e completa per decidere con consapevolezza e, addirittura, c’è chi è perplesso, se non ostile, all’idea di sottoporre i figli sani a una procedura non esente da potenziali effetti indesiderati come la vaccinazione.

RISCHIO INFETTIVO: NON SI VEDE MA C’E’

“Se oggi dico che il morbillo è una malattia mortale, vengo accusata di fare terrorismo”, osserva Amelia Vitiello, fondatrice del Comitato Nazionale contro la Meningite. “La ragione è evidente: proprio in virtù della vaccinazione, la circolazione del morbillo nel nostro Paese è limitata e i casi di infezione con complicazioni gravi sono molto più rari che in passato. Tanto rari che se ne è persa la percezione. Non conosco nessuno che sia morto di morbillo, dunque perchè dovrei darmi pena di vaccinare mio figlio contro questa malattia?”.
Amelia Vitiello ha vissuto in prima persona il dramma della perdita di una figlia a causa di una malattia infettiva. La sua piccola Alessia è morta a 18 mesi di meningite fulminante da meningococco B. “Nel 2007 non esisteva un vaccino contro il meningococco B, quindi non avrei potuto fare nulla per prevenire la tragedia”, dice. “Oggi però quel vaccino esiste. E’ stato da poco autorizzato per l’immissione in commercio nel nostro Paese. Se potessi tornare indietro e vaccinarla, salvarle la vita al costo di qualche linea di febbre e un po’ di infiammazione, non avrei dubbi. E non mi fermerebbero i sospetti – mai dimostrati – di potenziali rischi delle vaccinazioni o il rischio reale, ma statisticamente trascurabile, di una reazione allergica grave a vaccino”.

SENTENZE E RISARCIMENTI: CONDANNE “SENZA APPELLO”?

Tanti genitori si interrogano, e formulano sospetti, sui vaccini di fronte ad alcune sentenze, come quella del Tribunale di Rimini, che il 15 marzo 2012 ha riconosciuto un risarcimento alla famiglia di un bambino affetto da autismo, attribuendo la patologia alla somministrazione del vaccino anti-morbillo, parotite e rosolia. Sentenze in contrasto con il consenso della comunità medica.
“I dati epidemiologi dimostrano che non c’è evidenza di alcun nesso tra la vaccinazione anti-morbillo, parotite e rosolia e i disordini dello spettro autistico”, si legge in una nota pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. “Gli studi che suggerivano l’esistenza di tale legame erano viziati da gravi errori. E non c’è evidenza che qualunque altro vaccino pediatrico aumenti il rischio di disordini dello spettro autistico. Infine, revisioni dei dati commissionate dall’OMS hanno concluso che non esiste associazione tra la presenza nei vaccini di conservanti come il tiomersale, che contiene etil-mercurio, e i disordini dello spettro autistico”.
Come si spiega una simile divergenza di opinioni? “Quelle a sostegno dell’utilità dei vaccini non sono opinioni, ma fatti concreti, pubblicati e verificabili”, commenta Angelo Milazzo, pediatra di famiglia di Catania. “Al contrario, la sentenza di Rimini è frutto dell’opinione personale del giudice e del perito chiamato a pronunciarsi sulla vicenda. E’ opportuno ricordare che quella di Rimini è una sentenza di primo grado. Vediamo cosa accadrà nei successivi gradi di giudizio. Non c’è, da parte di noi medici, la volontà di accanirci contro una famiglia colpita dalla malattia, ma la necessità di fare chiarezza, perchè tutti i genitori siano in grado di fare la scelta migliore per la salute dei propri figli”.

CRESCE LA DISINFORMAZIONE, CALA LA COPERTURA

I movimenti antivaccini sono emersi negli anni Novanta dopo la pubblicazione sulla rivista The Lancet di un articolo del gastroenterologo britannico Andrew Wakefield, che associava l’autismo al vaccino antimorbillo, rosolia e parotite. La ricerca si rivelò fraudolenta, l’articolo fu ritrattato e l’autore radiato dall’ordine dei medici. Ormai, però, il dubbio era stato seminato. Così, in Gran Bretagna, la copertura vaccinale contro il morbillo calò dal 92% del 1996 all’84% del 2002; i casi di morbillo segnalati erano 56 nel 1998, passati a 1348 nel 2008, con due decessi provocati dall’infezione.
“In Italia,  le voci critiche nei confronti delle vaccinazioni hanno guadagnato consensi nel 2009 con la vicenda dell’influenza H1N1”, spiega Alessandro Ballestrazzi, presidente della FIMP. “Il fatto che l’epidemia influenzale sia stata meno rilevante di quanto previsto dalle autorità sanitarie ha generato il sospetto che l’allarme e la campagna vaccinale avessero lo scopo di portare soldi alle aziende farmaceutiche. I sospetti si sono poi diffusi attraverso Internet: oggi il 95% dei siti dedicati al tema delle vaccinazioni è di indirizzo antivaccinale”.


L’impatto di questa corrente di opinione è significativo. “Noi medici di famiglia che ci confrontiamo ogni giorno con i genitori ne abbiamo una chiara percezione:  sono sempre più numerosi quelli che scelgono di non immunizzare i figli perchè temono le potenziali conseguenze negative delle vaccinazioni più delle malattie infettive”, dice Ballestrazzi. “In Italia, c’è un calo delle coperture vaccinai causato dalla diffusione di questi movimenti”.

SICUREZZA ED EFFICACIA SEMPRE GARANTITE?

La possibilità di una reazione avversa grave alla somministrazione è molto rara, ma non può essere esclusa e le mamme la temono. “La vaccinazione è un atto medico e, nella pratica medica, non esistono rischio zero ed efficacia al 100%”, commenta Paolo Biasci, segretario regionale della FIMP Toscana. “Quel che bisogna chiedersi è se il rischio di una reazione avversa sia superiore ai benefici. E’  questa domanda che si pongono le autorità sanitarie quando valutano un nuovo vaccino, a lungo e con attenzione, prima di metterlo in commercio. Se il bilancio tra rischi e benefici è svantaggioso, non viene autorizzato. La frequenza di reazioni avverse gravi ai vaccini è di un caso ogni milione di dosi. E’ vero che un rischio evitabile, per quanto basso, va comunque evitato, ma in questo caso l’alternativa, cioè non vaccinare, un bambino, comporta il rischio assai maggiore di contrarre la malattia e riportare gravi danni”. Inoltre, per ridurre al minimo i rischi connessi a reazioni allergiche gravi, i vaccini vengono somministrati negli ambulatori. “I genitori rimangono in sala d’attesa per una mezz’ora dopo la somministrazione, in modo da intervenire prontamente in caso di reazione anafilattica, che si manifesta subito dopo la vaccinazione, nei rarissimi casi in cui c’è”, spiega Alberto Eugenio Tozzi, responsabile dell’Area di ricerca sulle malattie multifattoriali dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.
E la questione del tiomersale è davvero chiarita? Nonostante diversi studi ne abbiano escluso la tossicità nei dosaggi impiegati dall’industria farmaceutica, per precauzione i vaccini pediatrici non ne contengono più da alcuni anni. “I conservanti sono un elemento di sicurezza e non di problematicità”, precisa Paolo Biasci. “Servono a preservare nel tempo la qualità dei prodotti farmaceutici La loro innocuità viene valutata prima dell’immissione in commercio”.
Qualcuno obietta che nessun vaccino è efficace al 100%. E’ vero, ma tra lo 0% e il 100% c’è una bella differenza”, risponde Biasci. “Non vaccinare un bambino vuol dire offrirgli una protezione dello 0% dal rischio di contagio. Vaccinarlo significa dargli una protezione che può essere del 95% o del 99%”. Lo stesso vale per chi contesta l’utilità dei vaccini contro malattie praticamente scomparse: il vaiolo è stato eradicato in tutto il mondo grazie alle vaccinazioni. E altre gravi malattie infettive prevenibili, come la poliomelite e la difterite, oggi virtualmente inesistenti nel nostro Paese, sono sempre in agguato, pronte a varcare le frontiere. “Un calo della copertura vaccinale contro queste infezioni in Italia aprirebbe la strada a epidemie, importate da aree di Asia, Africa ed Europa dell’Est dove gli agenti patogeni circolano ancora”, spiega Angelo Milazzo. “Non bisogna abbassare la guardia, illudendosi con un falso senso di sicurezza solo perchè una data infezione è rarissima nella nostra società”.

I MOVIMENTI ANCIVACCINI: CONOSCIAMOLI DA VICINO

I nostri esperti hanno risposto in queste pagine alle domande che ricorrono più spesso sui siti web di contenuto critico nei confronti delle vaccinazioni. Il più conosciuto è www.comilva.org, il sito del Comitato Italiano per la Libertà di Vaccinazione,

  • Offriamo alle famiglie vera informazione sui vaccini, oggi totalmente assente perché le uniche informazioni disponibili sono a senso unico“, dice Claudio Simion, presidente di Comilva. “La letteratura scientifica è prodotta dalle case farmaceutiche o da gruppi di lavoro da esse finanziati: ecco perché tutte le ricerche arrivano alla conclusione che i vaccini sono sicuri ed efficaci. Piuttosto che fare riferimento alla letteratura scientifica, invito le famiglie a leggere i libri che affrontano l’argomento con spirito critico, leggere il nostro sito, seguire le nostre conferenze e riflettere con la propria testa. Che necessità c’è di vaccinare a tappeto tutti i bambini contro malattie che da noi sono scomparse, come la poliomielite e la difterite, o di cui nei Paesi sviluppati non si muore più, come il morbillo? La risposta è evidente: dietro le vaccinazioni c’è un enorme giro d’affari”.
  • Alberto Tozzi riconosce che in Italia l’informazione istituzionale sui vaccini è carente. “Non abbiamo una struttura in grado di fornire risposte rapide e chiare ai dubbi dei genitori. L’unica iniziativa che cerca di fare informazione e che sta guadagnando una certa popolarità è il sito www.vaccinarsi.org“, osserva, “mentre i gruppi anti-vaccini sono molto abili nel campo della comunicazione. Ecco perchè i loro siti riescono a seminare dubbi e preoccupazione tra tante famiglie. Il problema è che le loro affermazioni non sono basate sulle regole della ricerca scientifica, che si applicano a qualunque argomento medico, e partono dall’assunto inverosimile che tutti i ricercatori del settore siano coinvolti in una truffa planetaria”.

Consulenze di:
Alessandro Ballestrazzi – Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP)
Angelo Milazzo – Pediatra di famiglia di Catania, iscritto alla FIMP
Paolo Biasci – Segretario regionale della FIMP Toscana
Alberto Eugenio Tozzi – Responsabile dell’Area di ricerca sulle malattie multifattoriali dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma

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